Quali sono i fattori esplicativi dell’innovazione nel settore agroalimentare biologico in Veneto?

Quali sono i fattori esplicativi dell’innovazione nel settore agroalimentare biologico in Veneto?

Articolo a cura di Emma Moscan

Negli ultimi decenni, il settore agroalimentare biologico ha vissuto una crescita significativa, raggiungendo, nel 2020, vendite pari a 121 miliardi di Euro. Posizionandosi all’interno del macro-trend dei cibi salutari, i prodotti agroalimentari biologici si sono dimostrati resilienti persino a grandi shock economici quali la recente pandemia di SARS-Cov-2. Questi dati incoraggianti pongono, tuttavia, un quesito. Quali sono i fattori che determinano l’innovazione nel settore agroalimentare biologico?

Il mercato agroalimentare biologico

Sebbene le tecniche agricole prive di pesticidi e prodotti chimici esistano da centinaia di anni, l’agricoltura biologica come la conosciamo oggi si è consolidata tra gli Anni Trenta e Quaranta in Europa e negli Stati Uniti. Questo metodo agricolo si è stabilito fin da subito come un’innovazione radicale, una soluzione alle problematiche causate dall’agricoltura tradizionale: erosione dei suoli, diminuzione nella varietà dei raccolti e povertà rurale. Negli anni questa filosofia è stata adottata da un numero crescente di coltivatori e consumatori e, negli Anni Novanta, sono emerse le prime regolamentazioni a tutela dell’agricoltura biologica.

Negli ultimi decenni, il mercato agroalimentare ha visto una doppia evoluzione. Se le aziende hanno lavorato per offrire prodotti sempre più complessi nel minor tempo possibile, i consumatori sono diventati sempre più esigenti, basando le proprie scelte d’acquisto tanto su fattori economici quanto su valori personali, tra i quali le caratteristiche organolettiche e la sostenibilità ambientale dei prodotti.

In questo contesto, l’industria agroalimentare biologica ha vissuto un vero e proprio boom: nel 2020, nonostante la pandemia di Covid-19, la domanda di prodotti biologici è aumentata del 15% solo negli Stati Uniti, registrando una crescita di profitti di 129 miliardi di Dollari e raggiungendo 75 milioni di ettari coltivati con tecniche biologiche al mondo. L’Italia si è posizionata al terzo posto in Europa per percentuale di suolo coltivato con tecniche agricole biologiche, registrando, nel 2021, un aumento del 5% nella vendita di cibo biologico.

L’innovazione nel settore del biologico

Nonostante l’agricoltura biologica sia nata presentandosi come un’innovazione di per sé, pochi studi hanno analizzato i contesti di innovazione all’interno delle aziende agroalimentari e spesso manca un focus specifico nel settore biologico.

Se da un lato le aziende agroalimentari biologiche risultano maggiormente propense ad adottare innovazioni preesistenti anziché introdurne di nuove, dall’altro lato sembra che questo settore non abbia ancora raggiunto il suo pieno potenziale. Per questo, uno studio riguardo le dinamiche che incoraggiano e determinano l’adozione di innovazione all’interno delle aziende biologiche risulta tanto necessario quanto attuale.

La ricerca

Lo studio si è posto l’obiettivo di analizzare l’innovazione nelle aziende agroalimentari biologiche, in particolare nell’ottica di comprendere se l’innovazione è un percorso lineare o, piuttosto, un modello interdimensionale nel quale più fattori si mescolano portando ad un risultato simile.

La ricerca si è basata su dati secondari raccolti dall’Agrifood Management & Innovation Lab in collaborazione con la Regione Veneto sotto forma di interviste a ventotto aziende agroalimentari biologiche con sede in Veneto. Il campione include aziende diverse in termini di settore di appartenenza, fatturato e numero di dipendenti.

L’obiettivo di ricerca è stato declinato in due domande di ricerca:

  1. Quali tipi di innovazione sono presenti nelle aziende agroalimentari biologiche del Veneto?
  2. Quali fattori o configurazioni di fattori hanno portato e portano attualmente innovazione all’interno delle aziende agroalimentari biologiche del Veneto?

Due metodologie di analisi hanno permesso di rispondere a queste domande di ricerca: un’iniziale codificazione tramite il Metodo Gioia e una successiva analisi qualitativa comparativa (Qualitative Comparative Analysis o QCA) condotta attraverso il software FsQCA.

I risultati

Il Metodo Gioia ha permesso la codificazione dei dati qualitativi provenienti dalle interviste alle aziende coinvolte nello studio. In particolare, questa metodologia di analisi ha permesso di rispondere alla prima domanda di ricerca, rivelando che le due principali tipologie di innovazione presenti nelle aziende agroalimentari biologiche sono da ricondurre all’innovazione di prodotto e all’innovazione di processo.

Inoltre, questa metodologia ha evidenziato otto macro fattori che hanno spinto e aziende agroalimentari biologiche del Veneto verso processi di innovazione:

  • ragioni tecniche (decisioni strategiche, necessità industriali, necessità del processo produttivo);
  • Domanda di mercato;
  • Eventi avversi;
  • Covid-19;
  • Networking;
  • Viaggi;
  • Valori personali;
  • Altre ragioni (ad esempio l’introduzione in azienda delle nuove generazioni).

L’analisi qualitativa comparativa ha invece permesso di tenere conto della complessità causale, permettendo confronti tra più casi e analizzando come una serie di ‘trigger’ più specifici abbia influito sull’innovazione nelle aziende indagate. Questi trigger sono: dimensione aziendale, longevità, operare in un mercato B2C, essere presenti nella GDO, internazionalizzazione e presenza online matura.

In particolare, la QCA ha analizzato quali combinazioni di questi fattori sono necessarie o sufficienti per introdurre innovazioni di prodotto o di processo. Nello specifico, operare in un mercato B2C e aver già avviato un processo di internazionalizzazione sono risultati essere i trigger necessari e rilevanti per l’introduzione di innovazioni di prodotto e di processo, rispettivamente.

Questo studio ha inoltre evidenziato tre strategie di successo per l’introduzione di innovazione di prodotto:

  • Per le micro aziende B2C meno longeve (fondate dopo il 2000) e non presenti in mercati esteri appare sufficiente investire nella GDO,
  • Per le aziende B2C che non hanno raggiunto una presenza online matura appare sufficiente investire risorse strategiche nell’internazionalizzazione e nella GDO simultaneamente,
  • Per le aziende B2C fondate dopo l’anno 2000 e non attive nella GDO è sufficiente investire simultaneamente nell’internazionalizzazione e nel costruire una presenza online matura.

Per quanto riguarda l’innovazione di processo, investire simultaneamente nell’espansione aziendale (da micro a piccole imprese) e nell’internazionalizzazione è sufficiente per due tipi di profili aziendali. Da un lato quelle aziende B2C che non sono attive nel canale GDO e non hanno raggiunto una presenza online matura, dall’altro quelle aziende fondate prima dell’anno 2000 che non sono attive nella GDO e non hanno raggiunto una presenza online matura. Infine, investire sia in internazionalizzazione sia in presenza online matura è una strategia sufficiente per introdurre innovazione di processo per due profili aziendali: le micro imprese B2C più longeve e le aziende che non si classificano come micro imprese fondate prima dell’anno 2000 e attive nella GDO.

Le conclusioni

Lo studio dimostra come l’innovazione non sia un percorso lineare, bensì un fenomeno estremamente complesso che avviene all’interno di entità altrettanto complesse, le aziende. Per questo motivo, i trigger, se analizzati singolarmente, non sono sufficienti per introdurre innovazione, e non è possibile identificare un unico modello di innovazione implementabile in aziende dalle caratteristiche diverse. Al contrario, la QCA ha permesso di condurre uno studio estremamente specifico che tiene conto della peculiarità di ogni profilo aziendale. In questo modo è stato possibile identificare più modelli sufficienti ad ottenere uno stesso risultato (l’innovazione di prodotto o di processo), ognuno adatto ad aziende che condividono determinate caratteristiche. Questa ricerca dimostra come, sebbene l’innovazione sia un fenomeno estremamente complesso, sia possibile ottenere risultati rigorosi e precisi tramite metodi di analisi qualitativa comparativa, formulando strategie di successo implementabili non solo nella teoria ma anche nella pratica dalle aziende stesse.

Fonte: Moscan E. (2022), Explanatory Factors for Innovation in the Organic Agri-Food Sector: a QCA approach. Tesi di laurea magistrale in Management, Innovation and Marketing, Università Ca’ Foscari.

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