Digital platform contro lo spreco alimentare
Articolo a cura di Giulia Regini
Negli ultimi anni, nel settore agrifood sta avvenendo una vera e propria rivoluzione tecnologica. Climate smart agricolture, blockchain, intelligenza artificiale sono solo alcuni esempi delle numerose innovazioni introdotte nelle varie fasi della filiera agroalimentare. Tuttavia, il motore dietro a questi investimenti è spesso lo stesso: la sostenibilità. La maggior parte delle ricerche non indaga però sugli impatti che le nuove tecnologie hanno realmente sui tre pilastri della sostenibilità: ambientale, economica e sociale.
LA PROBLEMATICA
Secondo le stime FAO, ogni anno un terzo del cibo prodotto per il consumo umano viene distrutto o sprecato. Ridistribuire il cibo in eccesso è una missione importante e “sconfiggere la fame” rappresenta il Sustainable Development Goal numero 2.
LA TECNOLOGIA OGGETTO DI STUDIO
In questo contesto entrano in gioco le piattaforme digitali. Esse hanno come obiettivo principale quello di favorire l’interazione fra due reti di utenti distinte, spesso distinguibili in supply side users e demand side users. Nel caso in esame, le piattaforme possono connettere diverse tipologie di soggetti, fra cui cittadini, consumatori, distributori al fine di ridurre lo spreco alimentare, offrendo la possibilità di vendere ciò che verrebbe altrimenti buttato.
LA RICERCA
Lo studio si è posto l’obiettivo di rispondere a due domande di ricerca:
1) individuare l’impatto sulle attività dei business users che hanno implementato tale tecnologia;
2) capire come e se le piattaforme digitali contro lo spreco alimentare contribuiscano alla sostenibilità
Per rispondere a tali domande sono state svolte due diverse indagini.
La prima: sono state condotte alcune interviste semi-strutturate ai business users per capire gli obiettivi che li hanno mossi nell’utilizzare la piattaforma, il modo in cui l’hanno sfruttata e i risultati ottenuti. Per identificarli è stato innanzitutto creato un campione di attività presenti sulla piattaforma digitale Too Good to Go, leader di mercato nel contesto della riduzione del food waste, individuate grazie alla funzione di geolocalizzazione dell’applicazione, limitando l’area geografica alle regioni del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia. Le aziende del campione sono poi state contattate per essere intervistate in merito all’utilizzo della piattaforma e all’impatto sulla riduzione degli sprechi. Hanno aderito 5 piccole-medio imprese: due supermercati, due pasticcerie ed un hotel. In questo modo è stato possibile coprire le potenziali tipologie di business users presenti su Too Good to Go.
La seconda è stata una ricerca desk, relativa ai risultati di sostenibilità delle piattaforme. Sono state analizzate 50 piattaforme digitali presenti sul mercato. Queste piattaforme sono state selezionate perché menzionate in paper accademici, report e articoli giornalistici. L’elenco delle piattaforme è stato poi analizzato in base ad un elenco di caratteristiche, fra cui: anno di fondazione, paese di origine, presenza geografica, supply side users, demand side users, ruolo di intermediazione, risultati di sostenibilità prodotta in termini ambientali, economici e sociali.
L’analisi delle piattaforme è stata complementare alle interviste e ha permesso di ottenere un quadro più completo dell’impatto sulla sostenibilità.
I RISULTATI
Dalle interviste è emerso che Too Good to Go contribuisce alla sostenibilità perchè riduce lo spreco alimentare. In particolare, i due panifici e l’hotel sostengono di non buttare via più nulla da quando fanno uso dell’applicazione. Nei supermercati, invece, lo spreco non viene azzerato, ma piuttosto contenuto o limitato. I principali vantaggi competitivi rilevati dagli utenti sono stati la facilità d’uso e la capacità di connettere gli utenti, aumentare la visibilità e differenziare i propri target. Anche a livello si sostenibilità sociale, Too Good to Go raggiunge alcuni risultati importanti agli occhi degli intervistati: offre la disponibilità di godere di prodotti ancora di qualità a persone che non potrebbero permetterselo a prezzo pieno. Tuttavia, sono stati riscontrati anche dei limiti ed aeree di miglioramento. In particolare l’acquisto delle box solo attraverso l’applicazione, esclude coloro che non sono sufficientemente avvezzi all’uso del digitale e chi non ha i mezzi per pagare online. Il prezzo delle box, inoltre, in alcuni casi è troppo basso perché non è sufficiente a coprire costi e risorse richieste per l’utilizzo. Infine, sarebbe consigliabile la creazione di uno strumento per quantificare la riduzione dello spreco.
Durante le interviste è anche emerso come piattaforme come Too Good Too Go aiutino anche ad aumentare la store awareness, trasformandosi in uno strumento di comunicazione.
Dall’elaborazione dei dati sulle piattaforme, invece, è possibile affermare che queste sembrano realmente contribuire alla sostenibilità ambientale, riducendo lo spreco alimentare. Ciononostante, non esiste un metodo unico per misurare l’impatto ambientale: a volte vengono usati i chili di cibo salvato, altre i litri d’acqua o le emissioni di CO2 risparmiata, rendendo difficile un’analisi quantitativa e una comparazione. Persino il termine porzioni risulta troppo generico perché non vengono specificati il peso ed i valori nutrizionali. Per 15 piattaforme su 50, la sostenibilità economica è stata segnalata come “non disponibile”. Tuttavia, nella maggior parte dei casi erano piattaforme C2C, spesso con il ruolo di intermediazione principale di “informing” (ovvero divulgare informazione). A livello di sostenibilità sociale, molto spesso i demand side users corrispondono con gli enti di beneficienza, rendendo in questo modo un grande contributo alla società. Il boom di nascite di questo tipo di piattaforme si concentra fra il 2010 e il 2020. 11 hanno una presenza geografica locale, 21 nazionale e 14 internazionale. Le 14 piattaforme internazionali hanno di conseguenza maggiori strumenti per misurare il loro impatto ambientale.
LE CONCLUSIONI
Per concludere, è possibile affermare che le piattaforme digitali contribuiscono a tutti e tre i pilastri della sostenibilità. Le piattaforme, inoltre, possono essere viste come strumento di marketing sia per le piccole che per le grandi imprese, in quanto comportano una comunicazione positiva e una maggiore visibilità. Bisogna tener conto del fatto che, dietro ad ogni box, c’è una persona che si occupa della gestione delle rimanenze, della pubblicazione attraverso la piattaforma e dell’accoglienza dei clienti.
È inoltre importante che ci sia un allineamento dei valori comunicati dall’attività con gli obiettivi della piattaforma. In caso contrario, il rischio è di fallire nell’implementazione della tecnologia e di perdere potenziali clienti. È doveroso sottolineare che l’efficienza e la diffusione di questa tecnologia è dovuta anche al cambiamento nel consumer behaviour, dato che i consumatori oggi sono più informati e sensibili a tali problematiche.
Un’azienda, che decida di affidarsi ad una piattaforma per vendere del cibo che andrebbe sprecato, potrebbe creare uno storico dei prodotti venduti attraverso la piattaforma. Grazie ad esso, sarà facile individuare quali prodotti della propria offerta non sono in linea rispetto alla domanda. Potrebbe sorgere la preoccupazione di diminuire la percezione di qualità dei prodotti agli occhi dei clienti abituali, ma ciò può essere superato comunicando i propri valori sia prima che durante la presenza sulla piattaforma digitale.
Infine, su una piattaforma digitale è possibile raggiungere diverse tipologie di persone: le aziende dovrebbero prima analizzare quale è il target più adatto da raggiungere tramite piattaforma, in particolare scegliere se farlo combaciare con la propria clientela o differenziare allargando a gruppi di clienti completamente diversi.
Fonte: Regini G. (2022), Le Digital Platform a favore dell’economia circolare contro lo spreco alimentare: Un’analisi del reale impatto sulla sostenibilità, secondo i business user, Tesi di laurea magistrale in Marketing e Comunicazione, Università Ca’ Foscari
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