Si sta per concludere il percorso di analisi del biologico in Veneto, curato dall’Agrifood Management and Innovation Lab di Ca’ Foscari in partnership con la Direzione ADG FEASR Bonifica e Irrigazione e con la Direzione Agroalimentare della Regione del Veneto. Negli scorsi 12 mesi, 30 imprenditori e imprenditrici del biologico sono stati intervistati, le storie e le strategie delle rispettive aziende sono state analizzate e sistematizzate tramite la raccolta di dati economico finanziari, di marketing e comunicazione.
Obiettivo dell’analisi è stato rilevare in che modo le aziende del bio della nostra Regione affrontano le sfide derivanti della crescita del mercato, trovando risposte alle nuove richieste da parte dalla domanda, innovando i propri processi produttivi, gli assortimenti, le proprie strategie distributive e la propria comunicazione. Le evidenze emerse dall’analisi vogliono essere funzionali a rilevare le opportunità di business del settore e ad orientare la Regione del Veneto a elaborare politiche e iniziative a supporto del settore biologico all’interno della nuova PAC 2023-2027. La ricerca è stata cofinanziata dall’Unione europea, dallo Stato Italiano e dalla Regione del Veneto nel quadro della Misura 20 di Assistenza tecnica del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020.
Giovedì 25 novembre, presso Ca’ Foscari Challenge School, una selezione dei risultati principali è stata presentata in una sessione a porte chiuse, riservata ad alcuni operatori, rappresentanti di associazioni e istituzioni e aziende. Obiettivo dell’incontro, che si inserisce come una tappa di avvicinamento all’evento finale di presentazione della ricerca che si terrà la prossima primavera, è stato validare i risultati dell’indagine e discutere delle possibili iniziative a supporto della crescita del comparto.
Per quanto concerne i risultati, il gruppo di aziende analizzate mostra un profilo strategico omogeneo. Il valore generato per i clienti è legato prevalentemente alla qualità e genuinità del prodotto e a un’attenzione estrema alla sostenibilità dei processi e al loro impatto positivo sull’ambiente.

Il biologico Veneto, da quanto emerge dalle interviste effettuate, ha incorporato una logica d’azione da “ecosistema”: la distribuzione specializzata e quella generalista hanno nel tempo capitalizzato il valore dei prodotti bio, rispettando prerogative e margini degli operatori nella maggioranza dei casi. Di più: spesso, per le aziende più giovani e piccole, la distribuzione è stata un importante serbatoio di competenze che hanno consentito loro di “imparare” a stare sul mercato. La logica ecosistemica si legge anche analizzando ciò che accade a monte della filiera. Aziende bio affacciatesi a questo mercato negli anni ’70 e ’80, sia con una produzione esclusiva che mista biologico e convenzionale, hanno svolto un lavoro di formazione e supporto a piccoli fornitori, tramite le competenze aggiornate dei propri dipendenti e dei propri consulenti. In più, queste aziende presenti da più tempo nel settore del bio, fungono da interlocutore a valle, con la distribuzione moderna e organizzata, a garanzia di un riconoscimento del valore del prodotto e del suo posizionamento.
La certificazione è un elemento che serve per farsi riconoscere dal consumatore, ma non è più sufficiente. La sostenibilità di prodotto e processo portata avanti dai produttori è spesso più elevata di quanto richiesto a tutela del territorio e del benessere degli animali. Di contro, a fronte di tali sforzi aggiuntivi rispetto alle richieste della normativa, spesso le azioni di sostenibilità che contraddistinguono le aziende del biologico non vengono trasmesse al consumatore finale. Esiste un non detto che potrebbe valorizzare prodotti e aziende che operano in questo mercato. È necessario quindi trovare maggiori risorse da investire in attività di marketing e comunicazione pianificate, che sappiano trasmettere i valori del biologico e allo stesso tempo sappiano intercettare le richieste del cliente e la sua customer journey.
L’e-commerce, sta assumendo un ruolo fondamentale nel processo di distribuzione e ha interessato le aziende del comparto soprattutto durante la crisi da Covid-19. Non sono le piattaforme generaliste quelle che offrono maggiori opportunità agli operatori, anzi: queste tendono a chiedere volumi e tempi poco conciliabili con le logiche della produzione biologica. Nel vino e nell’ortofrutta, invece, si sono affermati e si stanno affermando dei player specializzati con cui le imprese intervistate hanno sviluppato percorsi di crescita comune.
Il passaggio generazionale e la contaminazione di competenze, inoltre, sono stati fattori importanti nell’adeguamento di aziende agricole tradizionali alle nuove logiche di un consumo che reclama genuinità e sostenibilità. Va sottolineato che nei casi di transizione generazionale osservati, le nuove generazioni hanno ibridato i saperi dell’azienda familiare grazie alla loro esposizione a studi, esperienze e territori diversi rispetto a quelli della famiglia.
Il report conclusivo sarà diffuso agli operatori del bio del Veneto, ai policy-maker, alle istituzioni in occasione di un evento che si terrà nella primavera del 2022 e che sarà aperto al pubblico.

